lunedì 8 gennaio 2007

Jules e Jim



Parlare di cinema capita a tutti. Sedersi in una sala cinematografica, comprare patatine e aranciata..poi guardare, possibilmente ammirare un opera che dovremmo ricordare per il resto dei nostri giorni.
E’ la magia del cinema. Cineprese che come impegnate in un balletto supportato da una musica celestiale, si alternano nel filmare e ricordare ai posteri quelle scene che appartengono ad un’epoca, ad un determinato pensiero. Le immagini che poeticamente seppelliscono le parole.
Il cinema, l’arte del cinema. L’attore ed il regista.
Bah, a me non capita da parecchio.
Assisto a macchine precipitare da burroni interminabili, sparatorie di mitra che non esauriscono mai il caricatore. Un’assordante accozzaglia di rumori ed immagini.
Allora dov’è tutta quest’arte?
Altro non è che il film di natale, con stupide lotte di botteghino tra opere di celluloide che non scalfiscono nemmeno la sfera del comico, e si lanciano invece in un turbinoso quanto increscioso sodalizio con il demenziale e la volgarità. Questa è la sala cinematografica in questo periodo di festa.
Un luogo sacro contaminato.
Allora il bisogno di un classico, di un leggero tocco di regia pura; di una voce pacata, ma allo stesso tempo autoritaria, poi ancora gentile, candita a guidare il triangolo più famoso della storia del cinema: Jules e Jim di Francois Truffaut.
Dolcemente e “paf”, via il telecomando, le sequenze serrate e figlie l’una dell’altra, plasmate da un montaggio aggraziato, come se tutto fosse vita e non finzione.
Un opera del cinema.
Fortunatamente, grazie al vero cinema, è ancora Natale.
"Jules e Jim" tratta del legame che si viene a creare fra due persone apparentemente molto diverse, sostanzialmente identiche nel loro essere del tutto normali, quasi insostenibilmente comuni. La banale, tranquilla esistenza dei due uomini è sconvolta dall'apparizione di una donna, anzi della Donna, l'eterno femminino che rivoluziona la calma piatta.Catherine è demoniaca, nel senso più greco del termine: un elemento perturbatore, reperto di un'epoca scomparsa, che oppone all'immobilità maschile, un'instancabile spinta alla metamorfosi. Il cambiamento inteso come malizia e scostamento dalla realtà.
Lei assomma in sé i caratteri che contraddistinguono i personaggi femminili di secondo piano: ha il candore logorroico di Thérèse, la grazia infantile di Sabine, la passione rigorosa di Gilberte, la voracità sessuale della silente avventrice al bar.
La donna che è dapertutto, ma anche in nessuna parte del mondo. L’ultimo sogno, l’ultimo desiderio dell’uomo abbandonato…………………Assistita dal narratore (la voce fuori campo), crea, distrugge le idee e le personalità degli altri due protagonisti, rendendoli edonisticamente annullati dalla sua femminilità. Jules e Jim sono persi in lei, e in lei, paradossalmente, ritrovano il legame posto in crisi dal comune amore. Non importa essere felici o essere tristi, ma esserlo insieme. La forza dei due uomini sta nel loro essere "deboli", capaci di sciogliere ogni riserva di fronte all'instabilità di Catherine, unica e consapevole direttrice d’orchestra.


Rafael Navio.

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