venerdì 27 aprile 2007

LE PANCHINE DI CEMENTO





Mio padre mi disse di spostare venti panchine dal deposito e portarle sul camion.
Mi dava una mano solo quando dovevo metterle sul piano rialzato del veicolo, al resto pensavo io.
Non vi nascondo che per qualche metro le trascinavo con una fune, poi con le mani, e mi capitava anche di spingerle. Erano pesanti, anzi sono pesanti perché ancora le sento faticose nei muscoli delle braccia.
Ma mi fecero male anche in testa, perché pensai: "chissà quanti figli di puttana al mondo non hanno mai spostato una panchina di cemento".
Rafael Navìo.

martedì 10 aprile 2007

Abraxas: un piccolo grande successo di vendite



UN ENIGMA NON E' ALTRO CHE UN CORPO ESTRANEO NELLA MENTE. QUALCOSA D'IMPROVVISO E D'INASPETTATO CHE PRENDE POSSESSO DELLA RAGIONE E DELLA LINFA MENTALE, FINCHE' NON TROVA PACE CON UNA FATICOSA SOLUZIONE.
ABRAXAS E' LA SODDISFAZIONE DELL'ENIGMA.
UN PICCOLO GRANDE SUCCESSO EDITORIALE.
DI RAFAEL NAVIO EDITO DA STATALE 11 EDITRICE.

(RAFAEL NAVIO E' RAPPRESENTATO DALL'AGENZIA LETTERARIA T&Z - WWW.TRENTINEZANTEDESCHI.COM )

SCRIVO UNA NOTTE


Scrivo una notte
tra luce e penombra.
Fumo di periferia,
comparizioni di giovane speranze.
Ho voglia in me,
cercate il figlio della notte
le narici sono adoperate,
ma il profumo galeotto è ribelle.
Ho sete,
lasciate cadere acqua putrefatta
come pioggia di stelle morte.
Avviluppatevi sensazioni notturne.
Rafael Navìo 02/06/1999

lunedì 9 aprile 2007

HO UN PANINARO DI QUARANT'ANNI IN CASA




Un ricordo vivo nella memoria di tutti, dopo oltre trent’anni, è sicuramente il movimento del 1968, che come un’onda travolgente, lasciò che il passato rimanesse tale ed aprì le porte ad un nuovo mondo, di speranze e di pace. Tanto si è discusso sulle ragioni ed il fine, ma ognuno, anche chi non ha vissuto quel periodo per ragioni di età, ha incorniciato le sensazioni e le critiche in modo proprio.
Ma cosa è veramente giunto dopo?
Qualcosa che ha lasciato meno tracce, anzi forse mode e movimenti che sono finiti nel cestino con una solerzia che è stata maggiore della loro ascesa. Come strisce luminose, hanno ammaliato i giovani degli anni ottanti e novanta, che trascinati dall’onda si sono concentrati più sull’immagine che sulla carica intellettuale.
Punk, metallari, e paninari hanno cavalcarono il periodo, lasciando allibiti le generazioni più vecchie con il loro modo di vestire e di comportarsi, tanto che il blasfemo capello lungo dei sessantottini apparve come qualcosa di sacro, paragonato alla moda-bestemmia degli anni ottanta/novanta.
Okay,
è tranquillo,
si porta,
dammi il cinque,
sei di ferro,
entrarono di forza nel linguaggio comune, creando un muro comunicativo con le generazioni antecedenti.
Tutto questo avvenne e anche se non documentato, è storia. Grazie al Dio denaro, che invase anche i ceti meno ambienti, allora tutti poterono arrivare a jeans e alle magliette di tendenza.
Ma anche in quest’occasione, una differenza si plasmò, e tra le mode accessibili a tutti, si distinse una d’elite che fece la differenza tra ricchi veri e quelli falsi: il paninaro.
La stessa generazione che oggi vive, con un’età media di trentacinque anni, ancora nella casa paterna, è il paninaro adolescente di quindici anni fa. Un oblio di convivenza.
Ma i giovani d’oggi, conoscono questo movimento?
Se guardassero i quarantenni frustrati di oggi, allora la curiosità dovrebbe trasportarli in quella fasta epoca, che di fasto aveva solo i conti-correnti dei papà.
Era un periodo di non testa, di non pensiero, ma soprattutto di non ideali. Un fungo che s’era aggrappato all’albero della società, senza pensare che alla fine si doveva staccare.
L’importante era essere di tendenza, con abbigliamento costoso e quindi d’alta qualità, evitando amicizie di basso rango o della periferia. Meno si faceva e più si raccoglieva, grazie alle amicizie di papà.
Feste, balli in maschera, si manifestavano in tutta la penisola e le generazioni più vecchie restavano a guardare mentre fiumi di denaro si consumavano come acqua piovana. Senza distinguere più i giorni della settimana, ci si divertiva continuamente, dal lunedì alla domenica.
Ma quale sorte è toccata a quella generazione? Che cosa ha riservato il futuro per quei ragazzi griffati e dal puzzo sotto il naso?
I genitori d’allora ragionavano in questo modo: “ Quello che non ho potuto avere io, lo voglio dare ai miei figli”.
Da questa frase, da questa concezione è nato il disastro attuale.
Secondo le statistiche, la generazione trenta/quaranta, oggi, di sposarsi e di creare una famiglia proprio non né vuole sapere, resta in casa tra l’amore della madre e il disappunto del padre che vorrebbe cacciarla, senza indugio.
Non hanno la minima concezione delle parole “tasse”, “bollette”, “impegni”, continuano da parassiti a trascorrere il loro tempo senza mettersi in discussione, e come dei fuggiaschi si nascondono e soprattutto nascondono il loro passato di paninaro.
Chi costretto a fare il gran passo, si trova dopo poco ad affrontare un perentorio divorzio perché la convivenza e le responsabilità sono insopportabili, e la fuga è la via d’uscita più conveniente.
Il paninaro: personaggio votato ad un pensiero edonistico, dove prevale la cura dell’ immagine, del sex appeal, ma soprattutto l’abolizione totale del programma e della pianificazione del domani.
Una vita giorno per giorno, che non ha avuto futuro. Con questi presupposti com’è possibile pensare a mettere su famiglia?

Rafael Navìo

lunedì 2 aprile 2007

UN LIBRO PER L'ANIMA

LA SCOMPARSA DI BUIO ALMA
E ALTRE STORIE DI SPARIZIONI.
di Pietro Moretti
editricegaia
www.editricegaia.it


Il desiderio di leggere molte volte, fortunatamente, è un'esigenza. Un'esigenza d'intimità, di ritrovare un segmento di tempo da chiudere e custodire come un tesoro: il tesoro della nostra mente che riesce ad interagire con le emozioni di un animo sempre messo alla prova da stress e situazioni inquinate dalla vita.
In questi giorni mi capitava, aspro e chiuso in me stesso, recitavo tra i giorni di questo mondo.
Poi una lettura dolce, poi dura, poi comprensiva, infine tollerante e gentile che ha saputo ripristinare in me un equilibrio di pace e tranquillità.
La scomparsa di Buio Alma e altre storie di sparizioni di Pietro Moretti. Edito da Editricegaia, Angri (Sa).