giovedì 29 marzo 2007

Il monopoli









In un sistema mondiale ognuno ha le proprie ragioni, ognuno si siede al proprio posto e comincia a blaterare del più e del meno. Si dice, si fa, si pongono interrogativi e chi ascolta cerca in ogni modo una ragione logica oppure un giusto collocamento a tutto quello che avviene a questo tavolo di discussione.
Prendiamo ad esempio la questione Americana: loro hanno ragione, perché attuano la stessa politica degli antichi Romani e dei popoli colonizzatori che sono venuti poi: depredare quanto più è possibile.
Per vivere in agiatezza hanno bisogno di nascondersi dietro la bandiera della democrazia e dettare legge in tutto il mondo, e poi ti lasciano autonomia, politica simile a quella dell’antica Roma, solo attuata oltre duemila anni dopo.
Ed il Medio Oriente, già, qualcuno fuori di testa c’è anche lì, che non fa altro che giustificare il comportamento machiavellico degli Stati Uniti.
Ricordate quello che è successo in Honduras con L’ambasciatore Negroponte? Il battaglione della morte?
Insomma la storia è qualcosa di surreale, ripetitivo, e in virtù di questo paradossale; è come una partita al monopoli prima o poi finirai in trappola.
Su un loro prodotto c’è scritto: Veni.Vidi.Vici., chissà chi sarà stato a pronunciare questa frase?

Il RAPACE







Non divorate le vostre brame,
il rapace uccello vuole scendere
nella vostra gola,
giù verso gli organi nascosti.
Indiscreto,
cerca il cuore palpitante.
Protagonisti trovate il palcoscenico,
non resterò a lungo nell’uggioso viottolo.
Seguite il viaggiatore della notte.
Ingenui.
Il mondo ha ucciso le metafore,
tempo di capire non è più,
il rapace uccello
è già alle vostre spalle.

giovedì 15 marzo 2007

LA FEBBRE DEL SABATO SERA di Renato Massaccesi



In quei Disco Days di sesso libero e (s)ballo sfrenato che segnarono un epoca, si aggiravano personaggi con pantaloni attillati all’inverosimile e camicie con colletti quasi alari
Nella storia del Cinema molti film sono stati definiti “generazionali” senza avere le carte in regola. Ed in effetti le pellicole che si possono fregiare di questo aggettivo sono veramente poche. La Febbre del Sabato Sera è sicuramente un film che ha definito il segno di una generazione.
In una New York pre AIDS e pre Ground Zero (nel film ricorre almeno in due occasioni l’immagine di una città con le Twin Towers che spiccano in lontananza), si avvera la fine di un momento che ha fatto del “live fast die young” la sua “cifra stilistica”. E come fu per Gioventù Bruciata di cui il film di Badham si può definire un seguito aggiornato, la fine non può essere che tragica.In quei Disco Days di sesso libero e (s)ballo sfrenato che segnarono un epoca, si aggiravano personaggi con pantaloni attillati all’inverosimile e camicie con colletti quasi alari che pensavano solo al divertimento (e l’edonismo reganiano era ancora prossimo a venire). Personaggi ai margini che cercavano nella fuga dalle responsabilità una specie di riscatto nei confronti di una società e di una famiglia che non gli aveva dato niente. Ed è per questo che italo americani e portoricani sono due delle “fazioni” che ricorrono nel film. Ma agli occhi e al cuore di tutti noi che allora eravamo ragazzini La Febbre del Sabato Sera è stato anche il film che fece scoppiare il fenomeno Travolta. Tony Manero così come Danny Zucko (Grease) furono due personaggi a cui tutti si vollero rifare in un modo o nell’altro. E come succede nel caso dei miti veri (non quelli da “reality” televisivi) il grande John è ancora oggi considerato un “figo” di prima categoria. Un po’ ingrassato, un po’ invecchiato ma sempre un gran personaggio. Ma lasciamo da parte la nostalgia e torniamo al film. Vogliamo parlare della colonna sonora? I tre fratelli Gibb, in arte Bee Gees, fecero un lavoro che ancora oggi risulta stupefacente ed è oggetto di revival quasi annuale. D’altra parte non si può rimanere freddi alle immagini di un Tony Manero ormai distrutto che vaga sulla metropolitana “graffitata” (altro elemento che ricorreva frequente nel Cinema statunitense degli anni settanta) con sotto le note di “How Deep is Your Love”.E se vogliamo mettere da parte il naïf (che comunque in questo film non stona per niente) e il senso di datato (e neanche questo stona, perché il film è invecchiato benissimo) La Febbre del Sabato Sera rimane la sincera e drammatica fotografia di una generazione che non c’è più e di un mondo che è cambiato tragicamente non certo per colpa della “ribellione” di questi ragazzi ma purtroppo per l’imbecillità di qualcuno che dall’alto del suo potere regola le vite di generazioni intere lasciando a queste soltanto le briciole. Gioventù da bruciare.
Renato Massaccesi

mercoledì 14 marzo 2007

Chi è Rafael Navìo?




Di padre spagnolo e madre italiana, Rafael Navío ha passato gran parte della sue infanzia al seguito dei genitori, cuochi in una lussuosa nave da crociera. Affidato ai nonni all'inizio degli anni '80, ha studiato e coltivato la passione per i fumetti e i classici della letteratura. Ma il richiamo del mare è ancora troppo forte. S'imbarca quindi come cuoco in una nave, stavolta mercantile, continuando la tradizione di famiglia. Gira il mondo e la scrittura diventa un'esigenza. Ed è lì che, dalla sua penna, nasce l'agente speciale Luigi Febbraio protagonista del suo primo romanzo, in uscita nel 2007. Oggi vive in Italia, a sud. Non lontano dal mare naturalmente. E lavora al suo secondo romanzo. In attesa di un altro viaggio. Nato il 24 marzo del 1974, quando gli è stato chiesto quale fosse stato il posto più bello visto, ha risposto: « il ponte di una nave, in compagnia di un buon libro.»

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/


La notizia ha dell’incredibile ma non si tratta di una leggenda metropolitana, bensì della pura realtà.Un cittadino cinese del quale non si conoscono le generalità ma attribuendogli un nome di fantasia chiameremo “Xiao” ha deciso che la crescita e lo sviluppo non lo avrebbero cacciato dalla propria casa e si è asserragliato per protesta nell’abitazione. L’impresa di costruzioni che ha in progetto lo sventramento di un intero quartiere per costruire un mega centro commerciale, per tutta risposta ha proseguito con gli scavi ed ora la casa del poveraccio si ritrova sospesa con tanto di inquilino su uno spuntone di terra ad 11 metri di altezza sopra la voragine di fango e terra smossa.La vicenda è avvenuta nella municipalità di Chongquing, situata a monte della zona dove un’infrastruttura ciclopica come la diga delle Tre Gole lo scorso anno ha sommerso 30.000 ettari di terreni coltivati e costretto all’esodo forzato 1.200.000 persone …
di Marco Cedolin

IL PENSIERO DI MISTER GENIO AD INIZIO ANNO


ABRAXAS


Luigi Febbraio è tutto quello che il protagonista di un romanzo non dovrebbe essere: antipatico, intrattabile e facile all'ira. Ma è un poliziotto dall'intuito geniale, che lavora ai limiti della legalità. Un'inchiesta scomoda, efferati delitti, misteri e un serial killer inafferrabile. Questi gli ingredienti di Abraxas, il primo romanzo delle serie dedicata all'agente speciale creato da Rafael Navío.

WWW.STATALE11EDITRICE.COM

WWW.TRENTINEZANTEDESCHI.COM


venerdì 9 marzo 2007

IL CANE GIALLO




"Era impossibile indovinare i sentimenti di Maigret, tutto intento a caricare la pipa con le dita tozze. La sua borsa da tabacco era lisa. Il suo sguardo vagava, attraverso una vetrata, sull'ampio orizzonte di mare."

GEORGES SIMENON , IL CANE GIALLO

IL BABA'


Ci sono giornate in cui va tutto storto, dove ogni cosa sembra che ti sia contro: il vento è tagliente, l'aria irrespirabile e il fumo da sigarette ha un sapore di veleno.

Le parole delle persone macigni che ti cadono in testa ogni volta che aprono bocca e poi quello che non va, quello che comunque non ti andrebbe...e allora lo stomaco ti fa male.

Sono giornate strane dove non raccogli nulla e dove ogni essere umano comprende quanto sia debole.

Io le faccio passare con un trucchetto indolore, oserei dire sanno...il babà.

Cioè me lo preparo a casa..da solo. E' qualcosa di magico e rilassante.

Vi lascio la ricetta.
PREPARAZIONE

Mettere nella ciotola girevole dell'impastatrice la farina, lo zucchero, il burro a pezzettini, il sale e il lievito sbriciolato. Avviare le fruste e miscelare il tutto. Aggiungere le uova ad uno ad uno (solo quando il precedente è stato assorbito). ATTENZIONE!!!!! Passaggio delicato: La pasta deve risultare elastica e rimanere attaccata alle fruste. Per ottenere ciò è importante la quantità di uova: se sono grandi mettere le prime quattro, sempre uno alla volta, ed eventualmente aggiungerne un po' del quinto. Impastare con le fruste fino a che la pasta non sale sulle fruste sino a ricoprirne quasi le aste e non risulti gommosa. Per verificarlo prendere un pizzichino di pasta tra l'indice e il pollice e allargare le dita: se sembra gomma è pronta. Far crescere la pasta nella ciotola stessa sino a che non raggiunga il bordo. Trasferire in uno stampo imburrato con buco centrale e far crescere di nuovo fino a raggiungere i bordi. Infornare in forno caldo a 180°C per circa 20 minuti. Preparare il bagno: Scaldare l'acqua, lo zucchero, la buccia di limone e il rum (la quantità dipende dai gusti) fino a far sciogliere lo zucchero. Eliminare la buccia del limone. Mettere il babà su una grata (io uso quella del forno) e poggiarla su una teglia o un recipiente bello grande. Praticare dei fori con uno stuzzicadenti sulla superficie superiore del babà (quella più lucida) e cominciare a bagnare usando un mestolo. Girare il babà e continuare a bagnare più volte. Quando il bagno termina recuperarlo dalla teglia su cui poggia la grata (serve a questo), eventualmente riscaldarlo nuovamente e continuare a bagnare il babà. Lasciare poi gocciolare il babà sulla grata per qualche ora. Servire le fettine di babà aggiungendo ancora altro liquido (che sarà stato messo a parte) se necessario o gradito.

martedì 6 marzo 2007

compromesso



Ti lascerò entrare
lentamente,
in una vita non tua.
Libero di fare da padrone
tra le mie cose,
tra i miei attimi.
Suonare quello che non t’appartiene.
Vibrare tra i miei cocci
come se fossero di tua appartenenza.
Calare il secchio
nel pozzo scavato dalle mie mani.
Mangiare e ridere con la donna
di questa casa,
disposta e disinibita.
E i figli,
ti sorrideranno,
come se fossi il padre.
Potrai volare senza ali.
Correre senza scarpe.
Dire quello che non direi mai.
Perché di te c’è l’esigenza,
il bisogno.
Non è possibile senza.

Però,
se mi concederai un attimo,
guardati:
i fianchi, le spalle,
la gola.
Perché ti colpirò.
Lentamente!
Allo stesso modo
di quando sei entrato.

Allora,
sarà entrata la vendetta,
lentamente,
in una vita non sua.
Libera di fare da padrone.
E io,
non potrò fare più niente
per accoglierti.

venerdì 2 marzo 2007

IL DEPUTATO

Quel deputato ha onoRAto gli elettori.
"I VOSTRI RAGAZZI NON ANDRANNO IN GUERRA.
Porca miseria, i vostri ragazzi non andranno in guerra. Non rischieranno di passare il resto dei loro giorni con una sola gamba, perchè non faranno la guerra. E' talmente semplice.
Voi mi date il voto ed io lotterò perchè conducano una vita normale a casa...>>
Troppo bello.
E' stato espulso.
E' stato espulso.
E' stato espulso.
I vostri figli continueranno a fare la sporca e vecchia guerra.

ABRAXAS





PROSSIMAMENTE IL ROMANZO GIALLO DI RAFAEL NAVIO
EDITO DA STATALE 11 EDITRICE.

WWW.TRENTINEZANTEDESCHI.COM


AGENZIA LETTERARIA




www.trentinezantedeschi.com

giovedì 1 marzo 2007

PAZZIA E MAR





PAZZIA E STU’ MAR INQUIETO
PECCHE’ T’ VOGLIO TRA STI’ MUR
E’ RA GALERA D’AMMORE

PROPRIO, ACCUSSI’
CHE POTESS(E ) CAMMINA’
SOTTO A STA’ TEMPESTA R’ AQUA
SENZA M’ BOGNERE CCHIU’

STA PAZZIA E STU MAR
ME FA SENT L’ARIA RINT ALL’ANIMA
CHE BUSS PE TRASI’
SENZ E M’ FA RESPIRA’

ALLORA SI,
CHE POTESSE SUGNA’
A BARC CHE TAGLIA L’ACQUA
E O MAR ZITT,
SENZA PARLA’

MA ST’ ANEMA
POGN E’ GELUSIA
PECCHE’ TU GUARD SEMPRE O CIEL
E NUN A’ VASCI MAI L’ UOCCHI
PE’ SALUTA’ STU MAR NIR
CHE TEN CHIUS O’ COR MIO

STA’ PAZZIE MAR
S’O MANGIA’ O POVER MARINAIO
PECCHE’ NUN O SIENT E LACRIMA’
P’ VENI’ DA TTE

ALLORA SI’
CHE STA’ TEMPESTA
M’ PO BAGNA’

PROPRIO ACCUSSI’
CHE STU MAR “S“ PO’ SCHIARI’

TANT “TU” NU SCINN
RINT (dentro) A STU COR MALAT

PROPRIO ACCUSI’
CHE RIEST A’ GUARDA’
L’AMMOR CHE SE N’ VA
TRA L’ACQUA CHE SA’ SCHIARIT.
SENZA CACCIA’ NA’ LACRIMA.



RAFAEL NAVIO 04/05/1997