martedì 8 maggio 2007

IL PANE


Appare come qualcosa di così semplice che ogni giorno passa inosservato alle nostre preoccupazioni. E' un concetto irrilevante dell'occidente industrializzato, ma dovrebbe essere frutto di più sane e cospicue riflessioni.
I bambini a tavola lavorano la mollica inventando strane e fantasiose forme.
I manager lo lasciano a cestini riservando al palato più gustose e complicate pietanze.
Gli avvocati non riserverebbero mai una loro arringa, in fondo si tratta di un cliente che non potrebbe pagare che se non in natura.
In questi giorni seguo una dieta, abbastanza drastica se si pensa a quello che mangiavo prima, e quindi arrivo all'ora dei pasti con la fame. anche se per mezzo di una dieta, bisognerebbe sempre conoscere la fame, la signora fame, per comprendere e non riempirsi la bocca di chiacchiere.
Mia madre era in ritardo quel giorno all'ora di pranzo e la fame m'era addosso come un lupo mannaro, una sensazione nuova, ripeto. C'era l'insalata ancora scondita e il cestino di pane, proprio al centro della tavola, proprio davanti ai miei occhi.
Mi tocca una fettina di pane ad ogni pasto.
L'ho mangiata con le foglie d'insalate scondite e ancora inzuppate d'acqua dello sciacquo.
Un sapore incredibile, indescrivibile.
Il pasto migliore della mia vita.

giovedì 3 maggio 2007

Concorso letterario



Nuovo concorso dell'associazione "Il Raggio di Sole".

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PER 444 GIORNI


PER 444 GIORNI.

Lo scandalo scoppiò negli Stati uniti in seguito alla scoperta che la vendita d’armi a gruppi moderati (mai accertato se fossero veramente moderati) iraniani, con l’intermediazione d’Israele, era stata utilizzata dall'amministrazione Reagan per scopi poco dignitosi, con l’esattezza parte dei proventi del traffico d'armi fu utilizzata anche per finanziare i contras in Nicaragua e Salvador. Si aggirarono, in questo modo, i divieti posti dal Congresso, alimentando il famosissimo battaglione della morte che sconvolse l’America Latina sotto gli occhi di consenso dell’ambasciatore americano Negroponte in Honduras.

Il tutto si celò con un grave fatto che mescolò nuovamente tutte le carte in tavola: cinquantacinque persone furono tenute in ostaggio all’ ambasciata di Teheran.
Dall'inchiesta emersero anche responsabilità di Bush, già direttore della Cia sotto la presidenza Carter, che avrebbe fatto tardare la riconsegna degli ostaggi americani a Teheran fino all'insediamento di Reagan e suo alla presidenza nel 1981. Vennero incriminati dall'autorità giudiziaria il consigliere per la sicurezza nazionale J. Poindexter e il colonnello dei Marines O. North. La stampa diede sonori martellate che ancora oggi risuonano in uno scandaloso eco che fu battezzato Watergate.
Una nazione che parla di libertà e di dovere civico, in un sola mossa politica sconvolse due mondi così lontani, ma allo stesso tempo vicini dal punto di vista economico e sociale. Due mondi che si trovarono a combattere per evitare che colonizzatori stranieri strappassero dalla terra il pane che solo al popolo sovrano appartiene. Proprio come fecero Spagnoli, Inglesi, Francesi e Portoghesi, con la benedizione della Santa Romana Chiesa Cattolica, ora, in una età moderna ed evoluta, s’innesca lo stesso congegno perverso ed intimidatorio che colpisce i popoli deboli della terra. Il “Washington Times” riportò che il lidear iraniano Mahamoud Ahmadinejad, ebbe un ruolo chiave nel sequestro dei civili nell’ambasciata statunitense USA di Teheran nel 1979, e lo fa riportando le testimonianze di tre ostaggi. Tutti gli ex sequestrati, durante le interviste, riconobbero il neoletto ultraconservatore come uno degli uomini del commando che attivò il sequestro, anzi da molti fu riconosciuto come colui che partecipò attivamente agli interrogatori, una faccia che non è stata possibile dimenticare, anche a distanza di anni. In quel periodo il neoletto presidente iraniano aveva 23 anni ed era uno dei fondatori di un gruppo di studenti radicali che partecipò al sequestro nell'ambasciata americana a Teheran.
La storia racconta che il 16 gennaio 1979 lo Scià (sostenuto dagli Stati Uniti) abbandona in fretta e furia L’Iran, e rientra Khomeini dopo 15 anni d’esilio. Inizia così la famosa rivoluzione khomeinista. Il 4 novembre centinaia di manifestanti penetrano nell’ambasciata statunitense a Teheran e prendono in ostaggio 55 tra civili e funzionari perché vogliono l’estradizione dello Scià che si trova a casa americana, e precisamente a New York.
I sequestratori tengono gli ostaggi per ben 444 giorni, ma forti indiscrezioni sostengono che non fu per loro iniziativa o per l’arenarsi delle intermediazioni diplomatiche.
In quel periodo, infatti, gli Usa vendevano armi agli iraniani che combattevano contro L’iraq. L’amministrazione americana supportava militarmente l’amico Saddam Hussein, così gli Stati Uniti D’America attivavano un doppio gioco, vendendo armi ad entrambe le parti in guerra. Il conflitto si prolungò per 8 anni e provocò oltre un milione e mezzo di morti, senza i contare i 30.000 (ufficiali?) che si contarono in Nicaragua, guerriglia alimentata dai suddetti proventi della vendita di armi sottobanco all’Iran. In pratica gli Stati Uniti hanno lasciato che i due paesi si distruggessero a vicenda, guardando e giocando in modo assai fruttifero sul quel famoso sequestro all’ambasciata in Teheran, che riassettò paradossalmente la politica interna Americana e alimentò un’altra guerra nelle Americhe.
Per liberare gli ostaggi nell’ambasciata USA, il direttore della CIA sotto la presidenza Carter, George Herbert Walker Bush, in modo premeditato lasciò che la prigionia si complicasse per ben 444 giorni, fino all’insediamento del nuovo presidente Reagan nel 1980. Bush divenne vicepresidente sotto Ronald Reagan, mentre Carter perse le elezioni per non aver risolto la crisi degli ostaggi.
Peggio di lui, ci furono milioni di persone che persero la vita, e 55 ostaggi che aspettavano che la loro gran nazione li tirasse fuori da una situazione terribile. Per 444 giorni.