mercoledì 17 ottobre 2007

L’Italia del comico.

L’Italia del comico.



Cosa si aspetta questa società qualunquista? Oggi come oggi tutti hanno facoltà di esprimere un'opinione che può arrivare nelle case delle persone senza nessun contrasto alcuno, e senza barriere di sorta. Ma quanti raccontano delle verità, o degli argomenti che possono aiutare il senso comune in modo concreto è pulito, concedendo a chi ascolta una serena e franca valutazione degli argomenti, orientata ad un'opinione personale libera ed indipendente. Il qualunquismo molte volte non è sinonimo di democrazia, questo è un insegnamento dell'era moderna, in quanto è in opinabile che una confusione di argomenti, di opinioni sono l'anticamera del caos che porteranno al disastro sociale proprio quanto e come farebbe una dittatura. E’ assurdo che un comico raggruppi in una piazza oltre 300.000 persone, e indichi loro la strada da percorrere per risolvere i problemi quotidiani di una nazione. Mentre chi dovrebbe farlo, e parlo dei nostri politici, frequentano, come in uno scambio di ruoli programmato e sincronizzato, i programmi televisivi più triviali, dediti i a fare ascolto per incastrare lo spettatore di fronte al televisore. Oggi il politico non è un politico. Il politico è un attore, è una persona che passa la maggior parte della sua giornata tra truccatori ed insegnanti di dizione, cercando di migliorare il suo aspetto esteriore per una compiacente ed efficace interpretazione televisiva.
E’ oltraggioso asserire che ci sia una libertà che porti a pensare ad un qualunquismo divulgativo, con argomenti basati sull’idea che un paese è libero quando tutti hanno diritto alla parola.
In teoria è così, ma è pur vero che ci sono situazioni e situazioni.
Equivale a dire che anche un boss o un delinquente possa richiedere un palco e da lì raccontare la sua parte di storia.
La sua versione dei fatti. Penso con grande convinzione che quando ci si rivolga alle masse bisogna essere proprietari di un linguaggio adatto, di modi e di atteggiamenti che siano finalizzati al bene comune, è non solo per racimolare consensi ed approvazione. Con il disastroso riscontro è tornaconto di una rivoluzione che non è una rivoluzione in quanto si nasconde dietro un velo di confusione e di ilarità. Dire oggi una parolaccia ad ogni argomento non è sinonimo di crescita sociale, in quanto i nostri problemi non cambieranno con le parolacce.
Dobbiamo sperare, e aggrapparci alle democrazie del voto, con questo potere piccolo, ma così grande nell'unione di tutti gli altri, possiamo veramente cambiare qualcosa. Il volto è la nostra arma, il nostro giudizio è quindi la consequenziale punizione per chi ha sbagliato e non ha onorato tale dimostrazione di fiducia, una punizione che deve portare gli erranti nel dimenticatoio della politica lasciandoli per sempre ad un’altra occupazione, ad un altro lavoro che non sia però la cosa pubblica. Chi arriva a governare deve capire che non è un eletto, un fortunato, ma deve comprendere cioè che è arrivato per lui il momento più delicato della sua vita, dove responsabilità lo attendono, e tanto lavoro gli ruberà la vita quotidiana. Il politico non è un attore, non è un calciatore è non è una velina: se si fosse radicato questo nel senso comune del popolo allora saremmo arrivati davvero ad un punto di non ritorno.
E il fatto strano, grottesco insieme, e che a farcelo notare deve essere un comico, con argomenti che sconfinano nel banale, rendendo così poco appetibile un serio colloquio, lasciando, infine, che le parole facciano razzia di pensieri e di convenzioni ideologiche. Il rammarico, al passare degli anni, è che ancora bisogna assistere a queste scene pietose, ad una nazione che non che non ha la consapevolezza della crescita è dell'evoluzione.

sabato 22 settembre 2007

Chi cazzo se ne fotte.

Pazzia.
Sale e pepe.
E un pallone sgonfio per giocare tra amici.
Il primo venticello invernale per rinfrescarsi.
Una canna improvvista.
Liquore di seconda marca, economico.
Libertà.
Ragazzi e felicità.
Felicità prima di diventare grandi.
Poi voglio una pizza fritta in olio bruciato.
Grasso nel sangue e chi cazzo se ne fotte.
Tanto siamo piccoli e niente ci fa.
Felicità prima di diventare grandi.
Chi cazzo se ne fotte.
Una canna prima che m'impicco al palazzo di mio padre.
Sono un fottutissimo figlio di puttane.
Amo grattarmi le palle.
Non voglio fare un cazzo.
Voglio giocare solo con un pallone sgonfio,
tra il venticello invernale.
E poi tirare di canna.
Pazzia.
Sale e pepe.

giovedì 20 settembre 2007

PORCA PUTTANA

C'è una "porca puttana" in me che mi toglie l'anima. Non è niente di che, ma vive al posto mio. Questa "porca puttana" di merda, che niente sa e niente vuole, ma poi tutto raggiunge alla fine. Sono fritto e impanato, sono melma tra la melma. mi alzo di mattina e già avrei voglia di dormire di nuovo, vado a dormire e non riesco a trovare il sonno.
Sono incazzato, ma non lo dimostro.
Mio padre mi dice che non sono capace di affrontare l'età che avanza: cazzo, ho trentatré anni...a quaranta che farò mi taglierò le vene?
Qualche canna, tante sigarette e un bicchiere di liquore da circolo recreativo: sambuca, vecchia romagna, stock. roba insomma che costa poco ma che lo stesso raggiunge il risultato.
Capisco di essere niente altro che un figlio di un cazzo e mi dispiace che più niente mi diverta o mi dia piacere.
Questa "porca puttana" mi hanno rotto i coglioni e basta, ma a chi cazzo lo vai a dire?
Non mi rets che imprecare: "PORCA PUTTANA".
PETROSINO RAFFAELE
RAFAEL NAVIO

mercoledì 4 luglio 2007

L'incontro

Sono andato da una puttana nera.
L'ho pagata e le ho accarezzeti capelli per dieci minuti.
Ci siamo salutati ed è scesa.

martedì 19 giugno 2007

La pista di sabbia



Andrea Camilleri




La pista di sabbia

Anno: 2007
-->288 pagine 12.00 Euro ISBN 88-389-2216-0

IL LIBRO-->
L’incubo è la Cavalla della Notte: la fantasima sganasciante, con froge e zoccoli. Abita la coscienza disfatta dal sonno, il buio accidioso degli istinti, la cecità delle tentazioni, il rodìo dei rimpianti e delle nostalgie nella costernazione per il tempo che si vorrebbe fermo e invece sopravanza e soverchia. L’incubo è la qualità equina, l’astrazione che governa questo romanzo di amazzoni e di allevatori di cavalli purosangue, ambientato tra scuderie e maneggi, ippodromi e piste: tra corse clandestine e corse di beneficenza. Un mondo nuovo sorprende e spiazza il commissario Montalbano. Una società che strepita a vuoto, su quella linea logora che a stento separa un vestibolo di ignavi, di smidollati e di viziosi (aristocratici alcuni, ma per lo più imprenditori e uomini d’affari), dall’«inferno» della vecchia e della nuova mafia. Un «suon di man» echeggia, in questo vestibolo, come in quello dell’Inferno dantesco. Ma se i «cattivi» di Dante erano «stimolati molto» da «mosconi» e «vespe», questi lunatici circensi spiaccicano sulle loro gote nugoli di moscerini. Tutto ruota attorno alla carcassa rapita di un cavallo da corsa. E a un cadavere trovato seminudo, con un proiettile in corpo, buttato al sole e ai cani. Due romanzi si chiudono l’un dentro l’altro. Le piste si intrecciano e si confondono. Ciò che sembra chiaro al dritto, si rivela oscuro al rovescio. Montalbano cavalca un doppio incubo. Monta dapprima sulla «cavaddra-fimmina». E poi, maldestro, inforca un cavallo di bronzo: un ordigno metamorfico, che lo trabalza «con la faccia verso il culo della vestia», e lo porta su piste di sabbia, là dove le orme si sperdono e cancellano. Montalbano è un aruspice annebbiato dai gabbamenti della memoria e dagli «incubi» dell’incipiente vecchiaia. Avrebbe bisogno di un paio d’«occhiali». Sente la bestia sotto di sé. Ma forse è lui stesso un «cavallo» condotto da eventi che non sa decifrare. Come la madonna Oretta di una novella del Decameron, il commissario scenderà infine dai «cavalli» di «duro trotto» e di andatura sbagliata (a barzelloni e traballoni). Si ritroverà. Tornerà ai consueti avvedimenti: trucchi, «sfunnapiedi», o «saltafossi». E ancora una volta, senza ausilio d’occhiali, saprà ricomporre, leggere, e raccontarsi, una «bellissima» storia. Nigro.




Andrea Camilleri (Porto Empedocle, 1925), regista di teatro, televisione, radio e sceneggiatore. Ha insegnato regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Ha pubblicato numerosi saggi sullo spettacolo e il volume, I teatri stabili in Italia (1898-1918). Il suo primo romanzo, Il corso delle cose, del 1978, è stato trasmesso in tre puntate dalla TV col titolo La mano sugli occhi. Con questa casa editrice ha pubblicato: La strage dimenticata (1984), La stagione della caccia (1992), La bolla di componenda (1993), Il birraio di Preston (1995), Un filo di fumo (1997), Il gioco della mosca (1997), La concessione del telefono (1998), Il corso delle cose (1998), Il re di Girgenti (2001), La presa di Macallè (2003), Privo di titolo (2005), Le pecore e il pastore (2007); e inoltre gli altri romanzi con protagonista il commissario Salvo Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1997), La gita a Tindari (2000), L'odore della notte (2001), Il giro di boa (2003), La pazienza del ragno (2004), La luna di carta (2005), La vampa d'agosto (2006), Le ali della Sfinge (2006).

contatti

contatti: rafaelnavio@libero.it

lunedì 18 giugno 2007

Bird

14/06/2007 22:06
a cura di Daria Castelfranchi
In occasione dell'uscita del film su Beethoven di Agnieszka Holland con Ed Harris, abbiamo realizzato un sondaggio tra gli addetti ai lavori sul miglior film sulle vite di artisti siano essi musicisti, pittori o scrittori. Vince Bird di Clint Eastwood, la biografia del sassofonista Charlie Parker, su l'Andrei Rublëv di Tarkowskij, più staccato Amadeus di Milos Forman.
Il sondaggio realizzato in occasione dell’uscita del film su Beethoven ha portato alla ribalta vecchi film su artisti del passato tra cui musicisti, pittori e scrittori.

http://www.filmfilm.it/

I Complici FAZI EDITORE





Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al parlamento
La biografia dell'ultimo capo dei capi letta attraverso le sue alleanze politiche ed economiche: dall'accordo con il Partito Socialista del 1987 fino alla stagione delle bombe di mafia del 1992-93; dall'arresto di Totò Riina fino al patto stretto, secondo i magistrati di Palermo, con i vertici di Forza Italia e dell'UDC siciliana. Un libro esplosivo che ricostruisce, con documenti e testimonianze inedite, la ragnatela di rapporti che hanno permesso a Provenzano di restare libero per quarantatre anni. Un viaggio nella Mafia SpA, un'organizzazione criminale che in Sicilia controlla buona parte degli appalti pubblici, lavora con molte cooperative rosse e imprese di dimensione internazionale, ha uomini infiltrati nelle banche, nelle istituzioni economiche, come la Confindustria, e in quelle culturali, come l'università.Quattordici anni dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino, l'opera di Peter Gomez e Lirio Abbate racconta come tutto in Sicilia sia tornato come prima, con decine di deputati regionali eletti a Palazzo dei Normanni nonostante i loro evidenti legami con Cosa Nostra, con una serie di parlamentari nazionali arrivati a Roma dopo aver contrattato l'appoggio degli uomini d'onore. Una lenta e inarrestabile riconquista del potere resa possibile dal silenzio delle istituzioni e dei media.In questo quadro l'arresto di Provenzano, più che il segnale della riscossa, diventa solo una tappa nella metamorfosi definitiva verso la mafia del terzo millennio: quella che alla lupara preferisce il doppiopetto.





Lirio Abbate è redattore all'ANSA e collabora con La Stampa. È stato l'unico cronista presente sulla scena dell'arresto di Provenzano. Ha seguito i processi e le inchieste di mafia più importanti degli ultimi dieci anni e le indagini sulla criminalità organizzata in Sicilia. Ha effettuato reportage sulle mafie in Italia e sugli sbarchi dei clandestini nelle coste siciliane; per questi servizi ha ricevuto il premio "Cronista dell'anno 2003".




Peter Gomez, giornalista de L'Espresso e collaboratore di MicroMega, ha scritto, tra gli altri: L'Intoccabile. Berlusconi e Cosa Nostra (con Leo Sisti, Kaos, 1997), Mani Pulite. La vera storia (con Gianni Barbacetto e Marco Travaglio, Editori Riuniti, 2002) e, con Marco Travaglio, La Repubblica delle banane (Editori Riuniti, 2001), Bravi ragazzi (Editori Riuniti, 2003), Regime (Rizzoli, 2004), Inciucio (Rizzoli, 2005), Le mille balle blu (Rizzoli, 2006).

mercoledì 6 giugno 2007

CONTATTI

RAFAELNAVIO@LIBERO.IT

V.M. 18 di Isabella Santacroce


FAZI EDITORE

Descrizione
"All'interno di collegiali ambienti dal decadente ed eccentrico fascino, la libertina-criminale-esteta quattordicenne Desdemona, in compagnia delle altrettanto perverse e licenziose coetanee Cassandra e Animone, si sollazza tra orge e delitti, bevendo l'allucinatorio cocktail Reietto, e divertendosi a drogare talune vittime iniettandogli nei globi oculari il potente Acido Viperinico Liquido. Tali imprese crudelmente voluttuose si compiono sotto il nome del Manifesto Delle Spietate Ninfette, di cui fanno parte le tre feroci e lussuriose fanciulle, abitanti insieme la Stanza Furente, e dedite al massacro di ogni purezza. Le integerrime collegiali, le malfatte istitutrici Polissena e Pelopia, l'altera direttrice Andromaca, la burrosa insegnante Giocasta, il consorte custode Agamennone, i dotati diciottenni Creonte e Minosse che frequentano il conservatorio poco distante, tutti sono in ostaggio delle Spietate Ninfette che, traendone cospicui profitti, li condurranno dentro giochi colmi di scellerate turpitudini". (Isabella Santacroce)

martedì 5 giugno 2007

L'IMMONDIZIA: CORSI E RICORSI DELLA STORIA




da LA REPUBBLICA.IT 10.MAGGIO 2003
Il ministro Pisanu: "Si tratta di una nuova forma di disordine".


La denuncia di Bassolino: "Dietro i roghi la mano della camorra".


Napoli, cassonetti in fiamme rivolta contro l'immondizia.


Nei paesi chiusi uffici e mercati, superordinanza del governo che proroga lo stato d'emergenza in vigore già da nove anni.
Articolo di ELEONORA BERTOLOTTO

NAPOLI - La notte, ancora una volta, è stata piena di roghi. Hanno incendiato i cassonetti da Ponticelli a Fuorigrotta, da un lato all'altro della città, con una foga sacrificale che non si conosceva da anni. Cassonetti sotterrati dall'immondizia accumulata per giorni si presentano ora deformi, con le bocche spalancate, tra i resti carbonizzati del festino notturno.Il centralino dei vigili del fuoco è andato in tilt, sommerso dalle chiamate. Chi chiede un intervento si mette in lista. Qualcuno provvede a spegnere le fiamme da sé, qualcuno esce di casa in piena notte con i figli, per paura del fumo. I vigili arrivano, quando arrivano, scortati dalla polizia. "Siamo di fronte a una forma nuova di disordine", dice da Roma il ministro Pisanu. E il vicepremier Fini: "La questione rifiuti in Campania ha superato i limiti della decenza". In serata il consiglio dei ministri prorogherà di un altro anno, fino al 2004, l'emergenza e varerà una superordinanza destinata a rafforzare il ruolo di Bassolino, presidente della Regione e commissario ad acta.


La città si interroga sui roghi. Chi appicca il fuoco, lo fa con metodo: file di cassonetti si trasformano in immensi falò, che sfiorano i primi piani delle case. Succede nei paesi, in periferia, ma anche in zone borghesi come Fuorigrotta, dove il presidente della circoscrizione chiede di chiudere le scuole, visto che molti incendi scoppiano presso gli istituti, costringendo i bambini a camminare tra i fumi tossici. Da Palazzo San Giacomo rispondono che, se la situazione non migliorerà, le scuole chiuderanno anche a Napoli. Chi sono i piromani? Solo gente esasperata? Possibile. O al soldo della camorra, come denuncia Bassolino? Probabile, perché alla fine si dovranno sostituire i cassonetti squagliati. Così nei paesi, vigili e polizia di notte viaggiano a fari spenti, nel tentativo di mettere le mani su chi appicca il fuoco. Ne hanno preso solo uno, a Pianura. E' un pensionato. Dice. "Non ne potevo più di quella puzza".La situazione è tale che il sindaco Rosa Russo Iervolino rivolge un appello ai napoletani: "Non c'è pericolo di infezione, e i roghi aggravano solo l'inquinamento dell'aria". Ma l'impazzimento è generale e ieri, mentre i consiglieri di An occupano la sala giunta sostenendo che "la città va pulita sempre", i disoccupati organizzati incendiano, in pieno giorno, i cassonetti sul lungomare, mentre un commando in Vespa costringe un camion a scaricare l'immondizia in via Chiatamone, nel cuore di Napoli, provocando tra l'altro un ingorgo che paralizza il traffico.Maggio dei monumenti, uno spettacolo surreale, con il circuito dei Decumani, su cui si affacciano decine di chiese, lambito dalla marea montante della spazzatura. Turisti con i fazzoletti premuti sul viso, esterrefatti e anche un po' divertiti ("La solita Napoli"), mentre a Santa Lucia, sede della Regione, si studiano strategie d'intervento su una vicenda senza uscita: nella notte la Procura di Nola ha sigillato il deposito di Terzigno, nel Parco del Vesuvio, dove il Commissariato straordinario per l'emergenza, in pieno affanno dopo settimane di crisi, aveva deciso di stoccare le balle di immondizia già trattata e destinata (quando ci sarà) all'inceneritore. Chiusa quella porta, Napoli riapre un sito temporaneo di stoccaggio, cioè una quasi-discarica, ma a tempo. E qua e là nei comuni dell'hinterland, che stanno anche peggio del capoluogo, si vedono camion di spazzatura, dice la gente, "partire pieni e tornare vuoti". Poiché sversatoi legali non ce ne sono più, l'immondizia sta trovando altre vie d'uscita. Anche nel parco del Vesuvio, tutelato dalla procura di Nola con quel suo provvedimento a sorpresa su Terzigno che manda in bestia Bassolino: "Si tratta di un atto ingiusto e illegittimo".La crisi è spaventosa soprattutto nell'area a nord di Napoli e nella fascia vesuviana. Grossi comuni hanno chiuso scuole, mercati, uffici. E' accaduto, per esempio, a Torre Annunziata dove il sindaco ha emesso l'ordinanza "per evitare epidemie", ma è stato costretto a mandare in forze vigili, Guardia di finanza e polizia per domare la protesta degli ambulanti. Città semideserte, perché la gente evita di uscire. Ieri, con le scuole chiuse e un caldo già quasi torrido, si incontravano ben pochi bambini per strada: topi, scarafaggi e paura delle malattie mortificano anche la voglia dei giochi.


(10 maggio 2003)

lunedì 4 giugno 2007

BASE DI VICENZA: RIMODULAZIONE DELLE FORZE USA di Manilo Dinucci



Nell'annunciare il nullaosta del governo a una nuova base Usa nell'aeroporto Dal Molin di Vicenza, il vicepremier Rutelli ha spiegato che tale area serve alla «rimodulazione della 173a Airborne Brigade», che potrà così avere «un'idonea sistemazione logistica nella sua nuova configurazione». Non ha però spiegato in che cosa consista questa «rimodulazione». Eppure si tratta di una storia emblematica.La 173a brigata aviotrasportata non nasce a Vicenza ma nella lontana Okinawa nel marzo 1963, quando gli Usa iniziano l'escalation in Vietnam. E' la prima unità dell'esercito a esservi inviata nel maggio 1965. Qui rimane per oltre sei anni, partecipando a 14 campagne. Le azioni in cui si distingue sono le incursioni con gli elicotteri, tipo quella resa famosa dal film Apocalypse Now. Nel gennaio 1972 la brigata viene trasferita negli Usa e disattivata. Risuscita quasi trent'anni dopo quando, finita la guerra fredda, gli Usa hanno già combattuto due guerre (Iraq e Jugoslavia): nel giugno 2000 la brigata di fanteria della Setaf (Forza tattica nel Sud Europa) viene «ridisegnata» quale 173a brigata aviotrasportata, «raccogliendo l'orgogliosa eredità di questa storica unità». La nuova 173a brigata, acquartierata nella caserma Ederle di Vicenza, se ne dimostra degna. Nel marzo 2003, dopo che la Turchia ha negato l'uso del proprio territorio, la brigata viene proiettata da Vicenza nell'Iraq del nord, dove apre un nuovo fronte dell'operazione «Iraqi Freedom». Poi, nel marzo 2005, da Vicenza viene inviata a combattere in Afghanistan. Poiché le guerre in Iraq e Afghanistan continuano, la 173a brigata deve ora essere potenziata. A questo punto è necessario ripercorrere le fasi di un'altra «rimodulazione», quella della Setaf da cui dipende la 173a brigata. La Forza tattica statunitense del Sud Europa nasce nel 1955: il suo primo quartier generale viene posto a Camp Darby (il cui uso è stato concesso agli Usa nel 1951), mentre la maggioranza delle truppe è acquartierata a Vicenza. Qui, nel 1965, viene trasferito il Comando Setaf. Con la fine della guerra fredda questo comando, considerato logistico fino al 1992, viene trasformato prima in «comando d'appoggio», quindi in «comando di teatro» responsabile «del ricevimento, della preparazione al combattimento e del movimento avanzato delle forze che entrano nella regione meridionale per una guerra».La Setaf dispone a tale scopo del 14o battaglione di trasporto, che rifornisce le forze arrivate da basi esterne con il materiale bellico tenuto a Camp Darby e in altri depositi. Dispone allo stesso tempo della 173a brigata e altre unità, che vengono proiettate direttamente nei teatri bellici. Grazie ad esse la Setaf ha svolto un ruolo di primaria importanza nella guerra contro la Jugoslavia, in quelle contro l'Iraq e in altre operazioni, anche in Africa. La Setaf dipende infatti dall'Eucom (Comando europeo degli Usa), la cui area di responsabilità comprende l'intera Europa, gran parte dell'Africa e alcune zone del Medio Oriente: 91 paesi.Ora l'area di operazioni della Setaf si è estesa all'Afghanistan: ha infatti dislocato propri soldati sulle «impervie montagne di Bagram», dove sono «impiegati nella guerra globale al terrorismo». Tra queste forze vi è la 173a brigata, l'unica unità aviotrasportata a diretta disposizione del Comando europeo Usa. D'altronde, spiega la Setaf, la sua «missione» è quella di «aggiungere personale per diventare una Divisione». Tra non molto, quindi, può darsi che a Vicenza sia acquartierata non più una brigata ma una divisione aviotrasportata, che avrà bisogno di ulteriori spazi. Necessari, dirà Rutelli, per l'ulteriore rimodulazione delle forze statunitensi in Italia e, contestualmente, della sovranità italiana.

domenica 3 giugno 2007

LA FAME NEL MONDO


Un pianeta urla per la fame
800 milioni di persone senza cibo
Un mondo condannato alla fame ed alla sofferenza. Sono 800 milioni le persone, da un emisfero all'altro, che soffrono di fame. E non basta, perché la malnutrizione riguarda un numero ben superiore di persone: oltre 2 miliardi.
Nel corno d'Africa, cuore della disperazione, l'80% della popolazione soffre di gravi malattie legate alla malnutrizione. I bambini sono soggetti alla caduta di capelli, fino alla calvizie, alla perdita delle unghie e talvolta anche del primo strato di pelle. I1 mondo è pieno di affamati perché le risorse sono mal distribuite. Per questo non è sufficiente aumentare la produzione alimentare, ma combattere la lotta su più piani: da una parte sviluppare l'agricoltura nelle zone più povere, proteggendo le economie rurali, e dall'altra correggere certi effetti dell'economia globalizzata: caduta dei prezzi dei prodotti agricoli, diffusione incontrollata delle colture industriali volute dai gruppi economici più forti, liberazione dei contadini e dei paesi poveri dal giogo dell’indebitamento.
Occorrono interventi strutturali in grado di modificare le tendenze spontanee dell'economia mondiale. È necessario che i bisogni ed i contributi dei paesi in via di sviluppo ottengano una giusta considerazione nel commercio mondiale. Liberare dalla fame significa anche liberare dalla guerra, ha detto il Pontefice in un Suo messaggio.
"Liberare dalla fame milioni di esseri umani non è impresa facile e presuppone di estirpare le stesse cause alle radici della fame, come guerre e conflitti interni".
La FAO ha calcolato in 10 centesimi di dollaro a persona all’anno il costo di una integrazione a base di ferro. (l'anemia è la principale malattia da regime alimentare - colpisce un miliardo e mezzo di persone) del cibo destinato alle persone anemiche. Nella sola India un'operazione del genere verrebbe a costare 44 milioni di dollari l'anno. In Thailandia si è avuto successo con un programma che, prima di aggredire la malnutrizione combatte la povertà. Il programma ha dato vita ad una serie di iniziative produttive che comprendono
l'introduzione di tecnologie agricole più moderne, la creazione di migliaia di centri di allevamento di bestiame, ed il miglioramento delle strutture educative e dei servizi sociali: la carenza di proteine è stata ridotta così da una prevalenza del 51 fino al 21% in termini globali, mentre le forme più drastiche di malnutrizione sono calate dal 2,1% allo 0,01.
RAPPORTO UNICEF
È allarme rosso per la situazione infanzia ne1 mondo
Ogni anno 11 milioni di bambini muoiono per cause facilmente prevenibili e molti altri si “perdono in mezzo ai
vivi”, resi invisibili dalla miseria,non registrati alla naseita o costretti a lavorare in condizioni estreme. Come i bambini soldato, o quelli nei bordelli, vittime dello sfruttamento sessuale. Oltre 600 milioni,sotto i 5 anni, devono sopravvivere con meno di un dollaro al giorno, 200 milioni sono affetti da rachitismo per malnutrizione e oltre 110 non vanno a scuola.
AIDS
Ogni minuto 6 ragazzi sotto i 25 anni vengono infettati dall’HIV e l’AIDS colpisce soprattutto l’Africa: su 2,8 milioni di persone morte lo scorso anno il 79% erano africani.
RACHITISMO
Carenze alimentari e mancanza di cure adeguate pregiudicano la crescita del bambino nei primi anni di vita. Nei Paesi in via di sviluppo il 39% dei piccoli sotto i 5 anni é affetto da rachitismo, mentre sono oltre 170 milioni quelli sottopeso.
VACCINAZIONI
30 milioni di bambini non sono protetti dalle vaccinazioni obbligatorie (nel primo anno di età) e tra questi 11 milioni muoiono per malattie che si potrebbero prevenire.
ACQUA E SERVIZI IGIENICI
Più di un miliardo di persone continua a non avere accesso all'acqua potabile ed un terzo della popolazione mondiale non dispone di servizi igienici, soprattutto in Cina, Congo, Etiopia, India. Mentre sono 2 milioni i bambini che muoiono per malattie diarroiche ed altri disturbi legati al consumo d'acqua.
MATERNITA' ASSISTITA
44 milioni di donne non ricevono alcuna assistenza durante la gravidanza ed il parto. Questa é ogni anno la causa di morte di circa 600.000 puerpere e 5 milioni di neonati prima, durante il parto o nella prima settimana di vita. Ancora oggi nel mondo oltre 130 milioni di donne hanno subito la mutilazione degli organi genitali.
COSA FARE
Tutti gli uomini devono e possono battersi per la tutela dei diritti umani, troppo spesso violati. Non può esserci sviluppo se questo non è planetario, ed obiettivi dello sviluppo sono quelli di assicurare una condizione di vita dignitosa, un'alimentazione adeguata, un'assistenza sanitaria, istruzione, lavoro e protezione contro le calamità.
Intervenire in aiuto delle Nazioni povere e di combattere la povertà attraverso ogni mezzo: sostenere i programmi internazionali; diffondere il messaggio con campagne di informazioni capillari e ripetute nel tempo al fine di sensibilizzare sempre più il cittadino; promuovere incontri con le Istituzioni cooperando con esse per istituire centri di raccolta e per formalizzare programmi di intervento educativo; attivarsi con i media per diffondere l’obbligo della difesa dei diritti umani.

martedì 8 maggio 2007

IL PANE


Appare come qualcosa di così semplice che ogni giorno passa inosservato alle nostre preoccupazioni. E' un concetto irrilevante dell'occidente industrializzato, ma dovrebbe essere frutto di più sane e cospicue riflessioni.
I bambini a tavola lavorano la mollica inventando strane e fantasiose forme.
I manager lo lasciano a cestini riservando al palato più gustose e complicate pietanze.
Gli avvocati non riserverebbero mai una loro arringa, in fondo si tratta di un cliente che non potrebbe pagare che se non in natura.
In questi giorni seguo una dieta, abbastanza drastica se si pensa a quello che mangiavo prima, e quindi arrivo all'ora dei pasti con la fame. anche se per mezzo di una dieta, bisognerebbe sempre conoscere la fame, la signora fame, per comprendere e non riempirsi la bocca di chiacchiere.
Mia madre era in ritardo quel giorno all'ora di pranzo e la fame m'era addosso come un lupo mannaro, una sensazione nuova, ripeto. C'era l'insalata ancora scondita e il cestino di pane, proprio al centro della tavola, proprio davanti ai miei occhi.
Mi tocca una fettina di pane ad ogni pasto.
L'ho mangiata con le foglie d'insalate scondite e ancora inzuppate d'acqua dello sciacquo.
Un sapore incredibile, indescrivibile.
Il pasto migliore della mia vita.

giovedì 3 maggio 2007

Concorso letterario



Nuovo concorso dell'associazione "Il Raggio di Sole".

Visita il sito.

www.ilraggiodisole.org

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scrivici: rafaelnavio@libero.it

PER 444 GIORNI


PER 444 GIORNI.

Lo scandalo scoppiò negli Stati uniti in seguito alla scoperta che la vendita d’armi a gruppi moderati (mai accertato se fossero veramente moderati) iraniani, con l’intermediazione d’Israele, era stata utilizzata dall'amministrazione Reagan per scopi poco dignitosi, con l’esattezza parte dei proventi del traffico d'armi fu utilizzata anche per finanziare i contras in Nicaragua e Salvador. Si aggirarono, in questo modo, i divieti posti dal Congresso, alimentando il famosissimo battaglione della morte che sconvolse l’America Latina sotto gli occhi di consenso dell’ambasciatore americano Negroponte in Honduras.

Il tutto si celò con un grave fatto che mescolò nuovamente tutte le carte in tavola: cinquantacinque persone furono tenute in ostaggio all’ ambasciata di Teheran.
Dall'inchiesta emersero anche responsabilità di Bush, già direttore della Cia sotto la presidenza Carter, che avrebbe fatto tardare la riconsegna degli ostaggi americani a Teheran fino all'insediamento di Reagan e suo alla presidenza nel 1981. Vennero incriminati dall'autorità giudiziaria il consigliere per la sicurezza nazionale J. Poindexter e il colonnello dei Marines O. North. La stampa diede sonori martellate che ancora oggi risuonano in uno scandaloso eco che fu battezzato Watergate.
Una nazione che parla di libertà e di dovere civico, in un sola mossa politica sconvolse due mondi così lontani, ma allo stesso tempo vicini dal punto di vista economico e sociale. Due mondi che si trovarono a combattere per evitare che colonizzatori stranieri strappassero dalla terra il pane che solo al popolo sovrano appartiene. Proprio come fecero Spagnoli, Inglesi, Francesi e Portoghesi, con la benedizione della Santa Romana Chiesa Cattolica, ora, in una età moderna ed evoluta, s’innesca lo stesso congegno perverso ed intimidatorio che colpisce i popoli deboli della terra. Il “Washington Times” riportò che il lidear iraniano Mahamoud Ahmadinejad, ebbe un ruolo chiave nel sequestro dei civili nell’ambasciata statunitense USA di Teheran nel 1979, e lo fa riportando le testimonianze di tre ostaggi. Tutti gli ex sequestrati, durante le interviste, riconobbero il neoletto ultraconservatore come uno degli uomini del commando che attivò il sequestro, anzi da molti fu riconosciuto come colui che partecipò attivamente agli interrogatori, una faccia che non è stata possibile dimenticare, anche a distanza di anni. In quel periodo il neoletto presidente iraniano aveva 23 anni ed era uno dei fondatori di un gruppo di studenti radicali che partecipò al sequestro nell'ambasciata americana a Teheran.
La storia racconta che il 16 gennaio 1979 lo Scià (sostenuto dagli Stati Uniti) abbandona in fretta e furia L’Iran, e rientra Khomeini dopo 15 anni d’esilio. Inizia così la famosa rivoluzione khomeinista. Il 4 novembre centinaia di manifestanti penetrano nell’ambasciata statunitense a Teheran e prendono in ostaggio 55 tra civili e funzionari perché vogliono l’estradizione dello Scià che si trova a casa americana, e precisamente a New York.
I sequestratori tengono gli ostaggi per ben 444 giorni, ma forti indiscrezioni sostengono che non fu per loro iniziativa o per l’arenarsi delle intermediazioni diplomatiche.
In quel periodo, infatti, gli Usa vendevano armi agli iraniani che combattevano contro L’iraq. L’amministrazione americana supportava militarmente l’amico Saddam Hussein, così gli Stati Uniti D’America attivavano un doppio gioco, vendendo armi ad entrambe le parti in guerra. Il conflitto si prolungò per 8 anni e provocò oltre un milione e mezzo di morti, senza i contare i 30.000 (ufficiali?) che si contarono in Nicaragua, guerriglia alimentata dai suddetti proventi della vendita di armi sottobanco all’Iran. In pratica gli Stati Uniti hanno lasciato che i due paesi si distruggessero a vicenda, guardando e giocando in modo assai fruttifero sul quel famoso sequestro all’ambasciata in Teheran, che riassettò paradossalmente la politica interna Americana e alimentò un’altra guerra nelle Americhe.
Per liberare gli ostaggi nell’ambasciata USA, il direttore della CIA sotto la presidenza Carter, George Herbert Walker Bush, in modo premeditato lasciò che la prigionia si complicasse per ben 444 giorni, fino all’insediamento del nuovo presidente Reagan nel 1980. Bush divenne vicepresidente sotto Ronald Reagan, mentre Carter perse le elezioni per non aver risolto la crisi degli ostaggi.
Peggio di lui, ci furono milioni di persone che persero la vita, e 55 ostaggi che aspettavano che la loro gran nazione li tirasse fuori da una situazione terribile. Per 444 giorni.

venerdì 27 aprile 2007

LE PANCHINE DI CEMENTO





Mio padre mi disse di spostare venti panchine dal deposito e portarle sul camion.
Mi dava una mano solo quando dovevo metterle sul piano rialzato del veicolo, al resto pensavo io.
Non vi nascondo che per qualche metro le trascinavo con una fune, poi con le mani, e mi capitava anche di spingerle. Erano pesanti, anzi sono pesanti perché ancora le sento faticose nei muscoli delle braccia.
Ma mi fecero male anche in testa, perché pensai: "chissà quanti figli di puttana al mondo non hanno mai spostato una panchina di cemento".
Rafael Navìo.

martedì 10 aprile 2007

Abraxas: un piccolo grande successo di vendite



UN ENIGMA NON E' ALTRO CHE UN CORPO ESTRANEO NELLA MENTE. QUALCOSA D'IMPROVVISO E D'INASPETTATO CHE PRENDE POSSESSO DELLA RAGIONE E DELLA LINFA MENTALE, FINCHE' NON TROVA PACE CON UNA FATICOSA SOLUZIONE.
ABRAXAS E' LA SODDISFAZIONE DELL'ENIGMA.
UN PICCOLO GRANDE SUCCESSO EDITORIALE.
DI RAFAEL NAVIO EDITO DA STATALE 11 EDITRICE.

(RAFAEL NAVIO E' RAPPRESENTATO DALL'AGENZIA LETTERARIA T&Z - WWW.TRENTINEZANTEDESCHI.COM )

SCRIVO UNA NOTTE


Scrivo una notte
tra luce e penombra.
Fumo di periferia,
comparizioni di giovane speranze.
Ho voglia in me,
cercate il figlio della notte
le narici sono adoperate,
ma il profumo galeotto è ribelle.
Ho sete,
lasciate cadere acqua putrefatta
come pioggia di stelle morte.
Avviluppatevi sensazioni notturne.
Rafael Navìo 02/06/1999

lunedì 9 aprile 2007

HO UN PANINARO DI QUARANT'ANNI IN CASA




Un ricordo vivo nella memoria di tutti, dopo oltre trent’anni, è sicuramente il movimento del 1968, che come un’onda travolgente, lasciò che il passato rimanesse tale ed aprì le porte ad un nuovo mondo, di speranze e di pace. Tanto si è discusso sulle ragioni ed il fine, ma ognuno, anche chi non ha vissuto quel periodo per ragioni di età, ha incorniciato le sensazioni e le critiche in modo proprio.
Ma cosa è veramente giunto dopo?
Qualcosa che ha lasciato meno tracce, anzi forse mode e movimenti che sono finiti nel cestino con una solerzia che è stata maggiore della loro ascesa. Come strisce luminose, hanno ammaliato i giovani degli anni ottanti e novanta, che trascinati dall’onda si sono concentrati più sull’immagine che sulla carica intellettuale.
Punk, metallari, e paninari hanno cavalcarono il periodo, lasciando allibiti le generazioni più vecchie con il loro modo di vestire e di comportarsi, tanto che il blasfemo capello lungo dei sessantottini apparve come qualcosa di sacro, paragonato alla moda-bestemmia degli anni ottanta/novanta.
Okay,
è tranquillo,
si porta,
dammi il cinque,
sei di ferro,
entrarono di forza nel linguaggio comune, creando un muro comunicativo con le generazioni antecedenti.
Tutto questo avvenne e anche se non documentato, è storia. Grazie al Dio denaro, che invase anche i ceti meno ambienti, allora tutti poterono arrivare a jeans e alle magliette di tendenza.
Ma anche in quest’occasione, una differenza si plasmò, e tra le mode accessibili a tutti, si distinse una d’elite che fece la differenza tra ricchi veri e quelli falsi: il paninaro.
La stessa generazione che oggi vive, con un’età media di trentacinque anni, ancora nella casa paterna, è il paninaro adolescente di quindici anni fa. Un oblio di convivenza.
Ma i giovani d’oggi, conoscono questo movimento?
Se guardassero i quarantenni frustrati di oggi, allora la curiosità dovrebbe trasportarli in quella fasta epoca, che di fasto aveva solo i conti-correnti dei papà.
Era un periodo di non testa, di non pensiero, ma soprattutto di non ideali. Un fungo che s’era aggrappato all’albero della società, senza pensare che alla fine si doveva staccare.
L’importante era essere di tendenza, con abbigliamento costoso e quindi d’alta qualità, evitando amicizie di basso rango o della periferia. Meno si faceva e più si raccoglieva, grazie alle amicizie di papà.
Feste, balli in maschera, si manifestavano in tutta la penisola e le generazioni più vecchie restavano a guardare mentre fiumi di denaro si consumavano come acqua piovana. Senza distinguere più i giorni della settimana, ci si divertiva continuamente, dal lunedì alla domenica.
Ma quale sorte è toccata a quella generazione? Che cosa ha riservato il futuro per quei ragazzi griffati e dal puzzo sotto il naso?
I genitori d’allora ragionavano in questo modo: “ Quello che non ho potuto avere io, lo voglio dare ai miei figli”.
Da questa frase, da questa concezione è nato il disastro attuale.
Secondo le statistiche, la generazione trenta/quaranta, oggi, di sposarsi e di creare una famiglia proprio non né vuole sapere, resta in casa tra l’amore della madre e il disappunto del padre che vorrebbe cacciarla, senza indugio.
Non hanno la minima concezione delle parole “tasse”, “bollette”, “impegni”, continuano da parassiti a trascorrere il loro tempo senza mettersi in discussione, e come dei fuggiaschi si nascondono e soprattutto nascondono il loro passato di paninaro.
Chi costretto a fare il gran passo, si trova dopo poco ad affrontare un perentorio divorzio perché la convivenza e le responsabilità sono insopportabili, e la fuga è la via d’uscita più conveniente.
Il paninaro: personaggio votato ad un pensiero edonistico, dove prevale la cura dell’ immagine, del sex appeal, ma soprattutto l’abolizione totale del programma e della pianificazione del domani.
Una vita giorno per giorno, che non ha avuto futuro. Con questi presupposti com’è possibile pensare a mettere su famiglia?

Rafael Navìo

lunedì 2 aprile 2007

UN LIBRO PER L'ANIMA

LA SCOMPARSA DI BUIO ALMA
E ALTRE STORIE DI SPARIZIONI.
di Pietro Moretti
editricegaia
www.editricegaia.it


Il desiderio di leggere molte volte, fortunatamente, è un'esigenza. Un'esigenza d'intimità, di ritrovare un segmento di tempo da chiudere e custodire come un tesoro: il tesoro della nostra mente che riesce ad interagire con le emozioni di un animo sempre messo alla prova da stress e situazioni inquinate dalla vita.
In questi giorni mi capitava, aspro e chiuso in me stesso, recitavo tra i giorni di questo mondo.
Poi una lettura dolce, poi dura, poi comprensiva, infine tollerante e gentile che ha saputo ripristinare in me un equilibrio di pace e tranquillità.
La scomparsa di Buio Alma e altre storie di sparizioni di Pietro Moretti. Edito da Editricegaia, Angri (Sa).

giovedì 29 marzo 2007

Il monopoli









In un sistema mondiale ognuno ha le proprie ragioni, ognuno si siede al proprio posto e comincia a blaterare del più e del meno. Si dice, si fa, si pongono interrogativi e chi ascolta cerca in ogni modo una ragione logica oppure un giusto collocamento a tutto quello che avviene a questo tavolo di discussione.
Prendiamo ad esempio la questione Americana: loro hanno ragione, perché attuano la stessa politica degli antichi Romani e dei popoli colonizzatori che sono venuti poi: depredare quanto più è possibile.
Per vivere in agiatezza hanno bisogno di nascondersi dietro la bandiera della democrazia e dettare legge in tutto il mondo, e poi ti lasciano autonomia, politica simile a quella dell’antica Roma, solo attuata oltre duemila anni dopo.
Ed il Medio Oriente, già, qualcuno fuori di testa c’è anche lì, che non fa altro che giustificare il comportamento machiavellico degli Stati Uniti.
Ricordate quello che è successo in Honduras con L’ambasciatore Negroponte? Il battaglione della morte?
Insomma la storia è qualcosa di surreale, ripetitivo, e in virtù di questo paradossale; è come una partita al monopoli prima o poi finirai in trappola.
Su un loro prodotto c’è scritto: Veni.Vidi.Vici., chissà chi sarà stato a pronunciare questa frase?

Il RAPACE







Non divorate le vostre brame,
il rapace uccello vuole scendere
nella vostra gola,
giù verso gli organi nascosti.
Indiscreto,
cerca il cuore palpitante.
Protagonisti trovate il palcoscenico,
non resterò a lungo nell’uggioso viottolo.
Seguite il viaggiatore della notte.
Ingenui.
Il mondo ha ucciso le metafore,
tempo di capire non è più,
il rapace uccello
è già alle vostre spalle.

giovedì 15 marzo 2007

LA FEBBRE DEL SABATO SERA di Renato Massaccesi



In quei Disco Days di sesso libero e (s)ballo sfrenato che segnarono un epoca, si aggiravano personaggi con pantaloni attillati all’inverosimile e camicie con colletti quasi alari
Nella storia del Cinema molti film sono stati definiti “generazionali” senza avere le carte in regola. Ed in effetti le pellicole che si possono fregiare di questo aggettivo sono veramente poche. La Febbre del Sabato Sera è sicuramente un film che ha definito il segno di una generazione.
In una New York pre AIDS e pre Ground Zero (nel film ricorre almeno in due occasioni l’immagine di una città con le Twin Towers che spiccano in lontananza), si avvera la fine di un momento che ha fatto del “live fast die young” la sua “cifra stilistica”. E come fu per Gioventù Bruciata di cui il film di Badham si può definire un seguito aggiornato, la fine non può essere che tragica.In quei Disco Days di sesso libero e (s)ballo sfrenato che segnarono un epoca, si aggiravano personaggi con pantaloni attillati all’inverosimile e camicie con colletti quasi alari che pensavano solo al divertimento (e l’edonismo reganiano era ancora prossimo a venire). Personaggi ai margini che cercavano nella fuga dalle responsabilità una specie di riscatto nei confronti di una società e di una famiglia che non gli aveva dato niente. Ed è per questo che italo americani e portoricani sono due delle “fazioni” che ricorrono nel film. Ma agli occhi e al cuore di tutti noi che allora eravamo ragazzini La Febbre del Sabato Sera è stato anche il film che fece scoppiare il fenomeno Travolta. Tony Manero così come Danny Zucko (Grease) furono due personaggi a cui tutti si vollero rifare in un modo o nell’altro. E come succede nel caso dei miti veri (non quelli da “reality” televisivi) il grande John è ancora oggi considerato un “figo” di prima categoria. Un po’ ingrassato, un po’ invecchiato ma sempre un gran personaggio. Ma lasciamo da parte la nostalgia e torniamo al film. Vogliamo parlare della colonna sonora? I tre fratelli Gibb, in arte Bee Gees, fecero un lavoro che ancora oggi risulta stupefacente ed è oggetto di revival quasi annuale. D’altra parte non si può rimanere freddi alle immagini di un Tony Manero ormai distrutto che vaga sulla metropolitana “graffitata” (altro elemento che ricorreva frequente nel Cinema statunitense degli anni settanta) con sotto le note di “How Deep is Your Love”.E se vogliamo mettere da parte il naïf (che comunque in questo film non stona per niente) e il senso di datato (e neanche questo stona, perché il film è invecchiato benissimo) La Febbre del Sabato Sera rimane la sincera e drammatica fotografia di una generazione che non c’è più e di un mondo che è cambiato tragicamente non certo per colpa della “ribellione” di questi ragazzi ma purtroppo per l’imbecillità di qualcuno che dall’alto del suo potere regola le vite di generazioni intere lasciando a queste soltanto le briciole. Gioventù da bruciare.
Renato Massaccesi

mercoledì 14 marzo 2007

Chi è Rafael Navìo?




Di padre spagnolo e madre italiana, Rafael Navío ha passato gran parte della sue infanzia al seguito dei genitori, cuochi in una lussuosa nave da crociera. Affidato ai nonni all'inizio degli anni '80, ha studiato e coltivato la passione per i fumetti e i classici della letteratura. Ma il richiamo del mare è ancora troppo forte. S'imbarca quindi come cuoco in una nave, stavolta mercantile, continuando la tradizione di famiglia. Gira il mondo e la scrittura diventa un'esigenza. Ed è lì che, dalla sua penna, nasce l'agente speciale Luigi Febbraio protagonista del suo primo romanzo, in uscita nel 2007. Oggi vive in Italia, a sud. Non lontano dal mare naturalmente. E lavora al suo secondo romanzo. In attesa di un altro viaggio. Nato il 24 marzo del 1974, quando gli è stato chiesto quale fosse stato il posto più bello visto, ha risposto: « il ponte di una nave, in compagnia di un buon libro.»

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/


La notizia ha dell’incredibile ma non si tratta di una leggenda metropolitana, bensì della pura realtà.Un cittadino cinese del quale non si conoscono le generalità ma attribuendogli un nome di fantasia chiameremo “Xiao” ha deciso che la crescita e lo sviluppo non lo avrebbero cacciato dalla propria casa e si è asserragliato per protesta nell’abitazione. L’impresa di costruzioni che ha in progetto lo sventramento di un intero quartiere per costruire un mega centro commerciale, per tutta risposta ha proseguito con gli scavi ed ora la casa del poveraccio si ritrova sospesa con tanto di inquilino su uno spuntone di terra ad 11 metri di altezza sopra la voragine di fango e terra smossa.La vicenda è avvenuta nella municipalità di Chongquing, situata a monte della zona dove un’infrastruttura ciclopica come la diga delle Tre Gole lo scorso anno ha sommerso 30.000 ettari di terreni coltivati e costretto all’esodo forzato 1.200.000 persone …
di Marco Cedolin

IL PENSIERO DI MISTER GENIO AD INIZIO ANNO


ABRAXAS


Luigi Febbraio è tutto quello che il protagonista di un romanzo non dovrebbe essere: antipatico, intrattabile e facile all'ira. Ma è un poliziotto dall'intuito geniale, che lavora ai limiti della legalità. Un'inchiesta scomoda, efferati delitti, misteri e un serial killer inafferrabile. Questi gli ingredienti di Abraxas, il primo romanzo delle serie dedicata all'agente speciale creato da Rafael Navío.

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venerdì 9 marzo 2007

IL CANE GIALLO




"Era impossibile indovinare i sentimenti di Maigret, tutto intento a caricare la pipa con le dita tozze. La sua borsa da tabacco era lisa. Il suo sguardo vagava, attraverso una vetrata, sull'ampio orizzonte di mare."

GEORGES SIMENON , IL CANE GIALLO

IL BABA'


Ci sono giornate in cui va tutto storto, dove ogni cosa sembra che ti sia contro: il vento è tagliente, l'aria irrespirabile e il fumo da sigarette ha un sapore di veleno.

Le parole delle persone macigni che ti cadono in testa ogni volta che aprono bocca e poi quello che non va, quello che comunque non ti andrebbe...e allora lo stomaco ti fa male.

Sono giornate strane dove non raccogli nulla e dove ogni essere umano comprende quanto sia debole.

Io le faccio passare con un trucchetto indolore, oserei dire sanno...il babà.

Cioè me lo preparo a casa..da solo. E' qualcosa di magico e rilassante.

Vi lascio la ricetta.
PREPARAZIONE

Mettere nella ciotola girevole dell'impastatrice la farina, lo zucchero, il burro a pezzettini, il sale e il lievito sbriciolato. Avviare le fruste e miscelare il tutto. Aggiungere le uova ad uno ad uno (solo quando il precedente è stato assorbito). ATTENZIONE!!!!! Passaggio delicato: La pasta deve risultare elastica e rimanere attaccata alle fruste. Per ottenere ciò è importante la quantità di uova: se sono grandi mettere le prime quattro, sempre uno alla volta, ed eventualmente aggiungerne un po' del quinto. Impastare con le fruste fino a che la pasta non sale sulle fruste sino a ricoprirne quasi le aste e non risulti gommosa. Per verificarlo prendere un pizzichino di pasta tra l'indice e il pollice e allargare le dita: se sembra gomma è pronta. Far crescere la pasta nella ciotola stessa sino a che non raggiunga il bordo. Trasferire in uno stampo imburrato con buco centrale e far crescere di nuovo fino a raggiungere i bordi. Infornare in forno caldo a 180°C per circa 20 minuti. Preparare il bagno: Scaldare l'acqua, lo zucchero, la buccia di limone e il rum (la quantità dipende dai gusti) fino a far sciogliere lo zucchero. Eliminare la buccia del limone. Mettere il babà su una grata (io uso quella del forno) e poggiarla su una teglia o un recipiente bello grande. Praticare dei fori con uno stuzzicadenti sulla superficie superiore del babà (quella più lucida) e cominciare a bagnare usando un mestolo. Girare il babà e continuare a bagnare più volte. Quando il bagno termina recuperarlo dalla teglia su cui poggia la grata (serve a questo), eventualmente riscaldarlo nuovamente e continuare a bagnare il babà. Lasciare poi gocciolare il babà sulla grata per qualche ora. Servire le fettine di babà aggiungendo ancora altro liquido (che sarà stato messo a parte) se necessario o gradito.

martedì 6 marzo 2007

compromesso



Ti lascerò entrare
lentamente,
in una vita non tua.
Libero di fare da padrone
tra le mie cose,
tra i miei attimi.
Suonare quello che non t’appartiene.
Vibrare tra i miei cocci
come se fossero di tua appartenenza.
Calare il secchio
nel pozzo scavato dalle mie mani.
Mangiare e ridere con la donna
di questa casa,
disposta e disinibita.
E i figli,
ti sorrideranno,
come se fossi il padre.
Potrai volare senza ali.
Correre senza scarpe.
Dire quello che non direi mai.
Perché di te c’è l’esigenza,
il bisogno.
Non è possibile senza.

Però,
se mi concederai un attimo,
guardati:
i fianchi, le spalle,
la gola.
Perché ti colpirò.
Lentamente!
Allo stesso modo
di quando sei entrato.

Allora,
sarà entrata la vendetta,
lentamente,
in una vita non sua.
Libera di fare da padrone.
E io,
non potrò fare più niente
per accoglierti.

venerdì 2 marzo 2007

IL DEPUTATO

Quel deputato ha onoRAto gli elettori.
"I VOSTRI RAGAZZI NON ANDRANNO IN GUERRA.
Porca miseria, i vostri ragazzi non andranno in guerra. Non rischieranno di passare il resto dei loro giorni con una sola gamba, perchè non faranno la guerra. E' talmente semplice.
Voi mi date il voto ed io lotterò perchè conducano una vita normale a casa...>>
Troppo bello.
E' stato espulso.
E' stato espulso.
E' stato espulso.
I vostri figli continueranno a fare la sporca e vecchia guerra.

ABRAXAS





PROSSIMAMENTE IL ROMANZO GIALLO DI RAFAEL NAVIO
EDITO DA STATALE 11 EDITRICE.

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AGENZIA LETTERARIA




www.trentinezantedeschi.com

giovedì 1 marzo 2007

PAZZIA E MAR





PAZZIA E STU’ MAR INQUIETO
PECCHE’ T’ VOGLIO TRA STI’ MUR
E’ RA GALERA D’AMMORE

PROPRIO, ACCUSSI’
CHE POTESS(E ) CAMMINA’
SOTTO A STA’ TEMPESTA R’ AQUA
SENZA M’ BOGNERE CCHIU’

STA PAZZIA E STU MAR
ME FA SENT L’ARIA RINT ALL’ANIMA
CHE BUSS PE TRASI’
SENZ E M’ FA RESPIRA’

ALLORA SI,
CHE POTESSE SUGNA’
A BARC CHE TAGLIA L’ACQUA
E O MAR ZITT,
SENZA PARLA’

MA ST’ ANEMA
POGN E’ GELUSIA
PECCHE’ TU GUARD SEMPRE O CIEL
E NUN A’ VASCI MAI L’ UOCCHI
PE’ SALUTA’ STU MAR NIR
CHE TEN CHIUS O’ COR MIO

STA’ PAZZIE MAR
S’O MANGIA’ O POVER MARINAIO
PECCHE’ NUN O SIENT E LACRIMA’
P’ VENI’ DA TTE

ALLORA SI’
CHE STA’ TEMPESTA
M’ PO BAGNA’

PROPRIO ACCUSSI’
CHE STU MAR “S“ PO’ SCHIARI’

TANT “TU” NU SCINN
RINT (dentro) A STU COR MALAT

PROPRIO ACCUSI’
CHE RIEST A’ GUARDA’
L’AMMOR CHE SE N’ VA
TRA L’ACQUA CHE SA’ SCHIARIT.
SENZA CACCIA’ NA’ LACRIMA.



RAFAEL NAVIO 04/05/1997

mercoledì 28 febbraio 2007

L'ANIMA


All'inizio aria fresca e casta
Alla fine nube sporca e tossica.

domenica 18 febbraio 2007

MALINCONIA


Rimpianto del passato,
banalità del presente,
paura del futuro.

Rafael Navio 02.06.1998

sabato 17 febbraio 2007

CITAZIONE

"I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano."
Thomas Stearns Eliot (1888-1965), poeta e drammaturgo inglese

NAPLE'S ART


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mercoledì 14 febbraio 2007

Road to the Oscar: le attici hanno fatto anche questo! di Valerio Salvi



www.filmfilm.it


Ed eccoci all’attrice protagonista. Qui la situazione è in mano a 3 grandi nomi che hanno fatto la storia del cinema. In primis Lei, l’istituzione, la pluri candidata (ben 14 volte) e pluri premiata (2 volte ormai un ventennio fa con Kramer contro Kramer e La Scelta di Sophie: Meryl Streep. La sua Miranda Priestly nel Diavolo Veste Prada è efficace, ma niente a che vedere con la terribile madre del futuro presidente di The Manchurian Candidate, per restare nel passato recente, o la Linda del Cacciatore. Insomma ottime possibilità, ma un passato molto pesante da gestire.
Le altre due, in rigoroso ordine anagrafico, Judi Dench e Helen Mirren. La Dench candidata per Diario di uno Scandalo vanta ben 6 nomination e una statuetta (Shakespeare in Love), ma si tratta di cose tutte molto recenti, dal ’98 in poi. Molta TV, moltissimo teatro ma un bel ruolo nel misconosciuto Jack e Sara per il quale nessuno l’ha notata. Un’altra corsa per questa britannica signora che in realtà si batte per il titolo di dama più “britsh” con la camaleontica Mirren.
La “Regina Elisabetta” è alla terza nomination e può vantare un plus valore non da poco: la Coppa Volpi a Venezia. Avrebbe dovuto vincere per Gosford Park ma spesso – Kidman docet – vengono assegnati Oscar riparatori, quindi…Dietro le “senatrici” due attrici giovani, ma di enorme statura. La trentenne Winslet ha già 5 nomination. A parte la superficiale parte in Titanic, che però gli è valsa l’etichetta di star, noi l’avremmo voluta premiare per Romance & Cigarettes, un’impresa impossibile nella puritana America, oppure per Se Mi Lasci Ti Cancello, pellicola però troppo “border line”.Ultima della lista l’attuale musa almodovariana Penelope Cruz. Con Volver ha già vinto il Goya ed il Golden Globe. Non Ti muovere è però il film con il quale ha lasciato il segno, almeno in Europa e Blow è quello che anche oltreoceano l’ha fatto vedere. Sarebbe una grande sorpresa, per la sicura gioia della comunità ispanica, ma forse veramente troppo difficile.
Valerio Salvi

NAPLE'S ART: QUARTIERI SPAGNOLI


DISPERAZIONE


Le mie lacrime solcano il viso,
sposano la pioggia incessante:
madido è il corpo di disperazione.
RAFAEL NAVIO 11.02.1998

domenica 11 febbraio 2007

LA Minigonna



1964, SEI MINI.
Inizia la guerra in Vietnam, esplode laq Pop Art, Martin Luther King riceve il premio Nobel per la pace e Mary Quant inventa la minigonna. A indossarla è Twiggy : prima top model-teen ager ritratta anche dalla neonata macchina Polaroid. Nata a Londra nel 1934 , Mary Quant dal 1955 aveva aperto nella capitale anglosassone la boutique Bazaar in Kings Road , fondando uno stile giovane, ribelle e democratico che insieme alla Beatlesmania sarebbe stato un elemento chiave della Swinging London. Dopo il 1964 l'abbigliamento femminile non sarà più lo stesso. Le gonne corte imporranno stivali alti di vernice, nuove calze dette collant e una rivoluzione della biancheria.

Un indumento può passare inosservato, come qualsiasi oggetto accessorio della nostra vita, ma ci fu qualcuno, molto tempo fa che con uno di esso, diede uno scossone al mondo. L’idea le venne una sera, ballando alla taverna del Savoy, a Londra: «Vidi le ragazze con la sottana sotto al ginocchio fare una fatica terribile a tenersi in piedi con quel ritmo forsennato…», quindi, decise semplicemente di accorciarla, perché potessero muoversi liberamente e mostrare, se le avevano, le belle gambe. Mary Quant porta al successo la minigonna offrendo alle donne un’occasione per emanciparsi. Il mondo cambia, la vita cambia, i puritani vengono zittiti e la libertà sembra conquistare davvero lo spazio che le spetta. Nei fatti e nel pensiero.
Inizia tutto negli anni 60', e adesso prepariamoci a un anno all'insegna della minigonna. Ma dire che la mini torna alla grande non basta.. bisogna sapere come portarla.Quanto deve essere mini? La minigonna è corta per definizione.La sportività, l’energia e la forza, senza abbandonare la femminilità? Una minigonna super corta è sexy e femminile. La minigonna più semplice da indossare è fatta di materiali leggeri che la facciano cadere bene, senza invadere lo spirito femminile. Con che cosa si può abbinare? La regola base è la semplicità, infatti la minigonna non è uno dei capi più facili da abbinare. Con quali scarpe? Si ha come sempre una vasta gamma di scelta, tra stivali molto alti dai materiali morbidi oppure scarpe sportive (adesso è il momento della ballerine) e sempre la classica scarpa con tacco alto, mai tramontata nonostante le mode. La nostra risposta è: tutto è permesso, tutto è possibile....la cosa più importante è sentirsi bene con quello che si indossa. Perché la minigonna è l’indumento più amato di tutti i tempi. Lo rivela un sondaggio dei grandi magazzini inglesi Harvey Nichols.
Il capo più amato di tutti i tempi? La minigonna.
Al secondo posto i jeans, poi il vestitino nero. Il più odiato la tuta da ginnastica di poliestere, poi scaldamuscoli e fuseaux.
È la minigonna l'indumento più amato di tutti i tempi. Almeno secondo i 3500 inglesi interpellati nel sondaggio della catena britannica di grandi magazzini Harvey Nichols.Creata originariamente nel 1962 dallo stilista francese André Courrèges e accorciata vertiginosamente un anno dopo dalla designer britannica Mary Quant che ne fece il capo simbolo degli anni Sessanta, la minigonna è il più rivoluzionario e ironico indumento della storia dell'abbigliamento: supera nel gradimento persino articoli sacri del guardaroba d’ogni donna come i jeans, le scarpe ed il versatile vestitino nero.
Gli stilisti hanno decretato, senza possibilità d’appello, che sarà la stagione della minigonna e degli shorts. Gambe in evidenza. Ma più che un indumento la minigonna è uno stato del cambiamento delle cose, la modernità che si stava affacciando alla fine del novecento, anche se poi le aspettative sono state tradite. Passato e futuro, un giorno senza tramonto.
Per questo Mary Quant, per la sua campagna pubblicitaria ingaggiò una ragazza che sembra apposta nata per indossare la minigonna: Twiggy.
Il suo vero nome era Leslie Hornby, ma la chiamavano Twiggy, che vuol dire «ramoscello», e prima ancora «grissino».
Dopo quella foto tutta la sua vita cambiò, come del resto le altre di tutte le sue coetanee. Era appena un’adolescente e faceva l’aiutante di un parrucchiere. Il primo contratto glielo fece una rivista, «Woman’s Mirror», a nove sterline la settimana, e subito il «Daily Express» la promosse «volto dell’anno». A 16 anni modella famosa, a 19 interprete di un film di Ken Russell e attrice di reputazione mondiale, a 20 miliardaria. Qualcuno la battezzò «il fenomeno del secolo». Niente seno, fianchi, sedere, eppure piaceva e tanto. Costrinse alla fame le signorine di mezzo mondo, che si tagliavano i capelli alla Twiggy, si truccavano alla Twiggy, si vestivano alla Twiggy. Certo, gli Anni 60 appaiono infinitamente lontani.
Qualcosa con un pezzo di stoffa è cambiato, più di quanto abbia fatto una guerra o una rivoluzione.
Anche se di una vera rivoluzione si è trattato: quella della minigonn che ha portato all'emancipazione la donna.


di Rafael Navio











sabato 10 febbraio 2007

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IL FUOCO


C'è qualcuno che fa fuoco.

Nessuno lo ferma, incontrastato.

Un fuoco alto, di diverse sfumature.

Arriva una pioggerellina dal cielo,

evidentemente divina, non terrena.

Ma le lingue di fuoco si arrampicano,

di continuo, da millenni.

C'è qualcuno che fa fuoco,

forte e dispersivo di calore.

C'è qualcuno che fa fuoco

bruciando la libertà dei suoi simili.

Incontrastato.



RAFAEL NAVIO 24/03/93

venerdì 9 febbraio 2007

IL GIORNO DELLA MEMORIA (ANNAMARIA MORI)

Quello che ha scritto questa eccezionale scrittrice è molto difficile commentare. La redazione di SCRIVISENZACENSURA ne consiglia semplicemente la lettura, per conoscere e capire.



Maria Mori (Pola, 1946) è una giornalista e scrittrice italiana.
Nata a Pola da madre
lussignana ai tempi in cui la città era italiana, nell'infanzia ha preso la strada dell'esodo ed ha lasciato l'Istria con la sua famiglia. Terminati gli studi a Firenze ha intrapreso la carriera giornalistica nella capitale. Ha collaborato alla Repubblica fin dai primi numeri, dal 1974 al 1995, ed è stata caporedattore del settimanale Annabella (oggi Anna). Ha anche seguito una famosa rubrica di terza pagina del Messaggero riguardante gli eventi mondani e culturali.
Anna Maria Mori ha anche lavorato nella radio e in televisione, realizzando documentari sulla propria terra d'origine (Istria 1943-1993: cinquant'anni di solitudine, 1993, e Istria, il diritto alla memoria, 1997), trasmessi su Raiuno.

Opere
Il silenzio delle donne e il caso Moro, Lerici, 1978
Nel segno della madre, Frassinelli, Bologna 1992 (Premio Fregene per la narrativa)
Ciao maschi, Frassinelli, Bologna 1994
Io Claudia, tu Claudia, Frassinelli, Bologna 1995
Donne mie belle donne, Frassinelli, Bologna 1997
Bora (con Nelida Milani), Frassinelli, Bologna 1999 (Premio Rapallo, Premio Alghero per la narrativa femminile, Premio Costantino Pavan di San Donà di Piave, Premio Chiantino)
Gli esclusi. Storie di italiani senza lavoro, Sperling & Kupfer, 2001 (Premio Elsa Morante per la saggistica)
Femminile irregolare. Uomini e donne aggiornamenti sull’uso, Sperling & Kupfer, 2002
Lasciami stare, Sperling & Kupfer, 2003
Nata in Istria, Rizzoli, Milano 2006
Estratto da "
http://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Maria_Mori"