mercoledì 14 febbraio 2007

Road to the Oscar: le attici hanno fatto anche questo! di Valerio Salvi



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Ed eccoci all’attrice protagonista. Qui la situazione è in mano a 3 grandi nomi che hanno fatto la storia del cinema. In primis Lei, l’istituzione, la pluri candidata (ben 14 volte) e pluri premiata (2 volte ormai un ventennio fa con Kramer contro Kramer e La Scelta di Sophie: Meryl Streep. La sua Miranda Priestly nel Diavolo Veste Prada è efficace, ma niente a che vedere con la terribile madre del futuro presidente di The Manchurian Candidate, per restare nel passato recente, o la Linda del Cacciatore. Insomma ottime possibilità, ma un passato molto pesante da gestire.
Le altre due, in rigoroso ordine anagrafico, Judi Dench e Helen Mirren. La Dench candidata per Diario di uno Scandalo vanta ben 6 nomination e una statuetta (Shakespeare in Love), ma si tratta di cose tutte molto recenti, dal ’98 in poi. Molta TV, moltissimo teatro ma un bel ruolo nel misconosciuto Jack e Sara per il quale nessuno l’ha notata. Un’altra corsa per questa britannica signora che in realtà si batte per il titolo di dama più “britsh” con la camaleontica Mirren.
La “Regina Elisabetta” è alla terza nomination e può vantare un plus valore non da poco: la Coppa Volpi a Venezia. Avrebbe dovuto vincere per Gosford Park ma spesso – Kidman docet – vengono assegnati Oscar riparatori, quindi…Dietro le “senatrici” due attrici giovani, ma di enorme statura. La trentenne Winslet ha già 5 nomination. A parte la superficiale parte in Titanic, che però gli è valsa l’etichetta di star, noi l’avremmo voluta premiare per Romance & Cigarettes, un’impresa impossibile nella puritana America, oppure per Se Mi Lasci Ti Cancello, pellicola però troppo “border line”.Ultima della lista l’attuale musa almodovariana Penelope Cruz. Con Volver ha già vinto il Goya ed il Golden Globe. Non Ti muovere è però il film con il quale ha lasciato il segno, almeno in Europa e Blow è quello che anche oltreoceano l’ha fatto vedere. Sarebbe una grande sorpresa, per la sicura gioia della comunità ispanica, ma forse veramente troppo difficile.
Valerio Salvi

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